sabato 31 agosto 2013

Gabriela e le ostie viaggio dal carcere al Papa

La storia della detenuta argentina Gabriela che ha preparato le particole per il Pontefice
Fin dai primi giorni del suo pontificato Papa Francesco ha voluto manifestare concretamente la sua vicinanza ai carcerati. Un'attenzione che s'inserisce nella scia dei predecessori, da Giovanni XXIII - che fece visita ai prigionieri di Regina Coeli poche settimane dopo l'elezione - fino a Benedetto XVI, il cui dialogo con i carcerati di Rebibbia va ricordato come una delle pagine più belle e commoventi del pontificato.
 Com'è noto, Francesco ha voluto celebrare la messa della Cena del Signore, il Giovedì Santo, nel carcere minorile di Casal del Marmo, e in più occasioni ha citato - anche via twitter - il passo del vangelo di Matteo (capitolo 25) nel quale Gesù afferma che ogni attenzione ai poveri, ai sofferenti, agli affamati e assetati, ai carcerati sarà come se fosse stata fatta a lui stesso.
Dall'Argentina arriva ora la storia di un'altra carcerata in contatto con Papa Francesco. È Gabriela Caballero, 38 anni, e ha preparato le ostie usate dal Pontefice per la messa a Santa Marta.

Gabriela è detenuta dal 2010 nell'unità 47 del Penitenziario "San Martín" vicino a Buenos Aires, e deve scontare una pena di sette anni.
Un carcere che ospita una popolazione di 1300 persone detenute. Francesco seppe di lei e del suo laboratorio per fabbricare le particole durante la prima colazione del 16 luglio scorso, informato dal vescovo di San Isidro, monsignor Oscar Vicente Ojea, Il prelato racconta:
«Ho consegnato al Papa la lettera e le fotografie del laboratorio che Gabriela gli aveva mandato. Il Papa è rimasto molto colpito che questa ragazza facesse le ostie con cui celebriamo la messa». Francesco, ha detto ancora il vescovo, «ha preso il pacco senza aprirlo e lo ha portato personalmente nel suo appartamento». Il 18 luglio Papa ha celebrato la prima messa con alcune di queste ostie e il 19 ha scritto di suo pugno una breve lettera di ringraziamento per Gabriela. Osserva il vescovo Ojeda: «Ciò che più mi ha impressionato della lettera del Papa è la frase in cui dice di essere sicuro che lei prega per lui. Mi ha colpito che il Santo Padre si senta sicuro di una persona insicura perché privata della sua libertà. È quasi un paradosso: sentirsi sicuro con la preghiera di una persona che sta soffrendo».


Gabriela ha potuto rilasciare un'unica intervista, con accanto il suo «angelo custode», cappellano del carcere, padre Jorge Garcia Cuerva, e ha ricordato che fu il sacerdote a comunicarle telefonicamente che il Papa aveva risposto con una lettera personale. «Io conosco a mons. Ojeda - ha detto la donne - poiché spesso viene a trovarci. Quando ho saputo che andava dal Papa non ho avuto alcun dubbio: era l'occasione per donare al Papa alcune delle nostre ostie artigianali e alcune fotografie del nostro laboratorio».


Alla domande del giornalista Daniel Rojas Delgado se si aspettasse una risposta, Gabriela ha replicato: «Sinceramente non immaginavo che mi avrebbe risposto. Non volevo farmi illusioni. Ho scritto al Papa una lettera... e le mie compagne mi dicevano: il Papa ti risponderà. Lui risponde a tutte le lettere. Questo Papa vuole arrivare a tutti e ovunque. Vuole essere vicino alla gente, al popolo e noi siamo popolo...».


Gabriela nell'intervista racconta la storia del laboratorio dove lavora con altre sue compagne di cella e sottolinea: «Usiamo macchine e attrezzi molto vecchi. Sono utensili datici in prestito da alcune religiose. Le nostre sono ostie artigianali perché vengono fatte con questi ferri. Non c'è nulla di digitale come si usa oggi. Vengono fuori grandi o piccole ma poi facciamo il taglio preciso». E tornando alla lettera del Papa: «Mi ha fatto felice sapere che era una risposta solo per me. Leggere "cara Gabriela", fu un colpo per me, privata dalla libertà e in un luogo con tante ore buie. Sono felice di sapere che da un carcere si può arrivare in Vaticano».

Ecco il testo della lettera di Francesco: «Cara Gabriela, Mons. Ojeda mi ha portato la sua lettera. Ringrazio per la sua fiducia e anche per le ostie. Da domani celebrerò la Messa con queste ostie e posso assicurarle che è una cosa che mi emoziona. La sua lettera mi ha fatto riflettere e perciò pregherò per lei. Mi rallegra e mi dà sicurezza sapere che anche lei prega per me. Mi sarà vicina. Grazie ancora una volta per avermi scritto e per le fotografie: le terrò davanti a me sulla mia scrivania. Che Gesù la benedica e la Vergine Santa abbia cura di lei. Francesco».

http://vaticaninsider.lastampa.it/

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