giovedì 15 gennaio 2015

Un attrice convertita: due volte salva per i 7 Pater Ave Gloria e credo


Oriana racconta:
Fino a due mesi fa, vivevo a Roma dividendo la casa con Narcisa. Ambedue avevamo scelto di fare le attrici; quindi Roma, quindi provini, quindi appuntamenti, telefonate e ogni tanto qualche lavoretto, tanta voglia di “farcela” ma anche tanta rabbia e rancore verso chi "potrebbe" darti una mano, ma se ne infischia di tutti, oppure peggio, e molto più frequentemente purtroppo, ti offre la possibilità di lavorare “naturalmente” in cambio di qualche altra cosa, superfluo specificare che cosa. In mezzo a tutta questa confusione vissuta per 4 anni, quanto freddo, quanti panini rimasti sullo stomaco, quanti chilometri macinati a vuoto, quante delusioni!

Aprile 87: Narcisa e io torniamo a casa per stare qualche giorno con i rispettivi famigliari, lei è di un paese in provincia di Alessandria, io sono di Genova.
Un giorno Narcisa mi dice: “Sai? Parto, vado in Jugoslavia”. Penso ad un viaggio di relax, e rispondo: “Fai bene, beata te!” "Ma no! Ma no! -mi dice concitata-, non hai mai sentito parlare di Medjugorje?”
E io: “??? Che cosa???”“... Medjugorje ... dove appare la Madonna! Anna, la mia amica dl Milano, vuole portarmi a Medjugorje e cosi ho deciso di andare, pronto, mi senti?” E Io: “Per sentirti ti sento, soltanto che mi sambra che dai i numeri più del solito”.
Dopo una settimana sua madre, molto turbata,mi dice al telefono:
“Quella matta è ancora là, Angelo è tornato (il fidanzato dl Narcisa), Anna anche, e lei è rimasta là, è matta! è matta!”. Dopo un paio di giorni io mi ritrovo ancora a sbellicarmi dalle risate, al solo pensiero che Narcisa è ancora là, matta insieme a chissà quanti altri matti che dicono che li c'è la Madonna ...

26 aprile: ultimo giorno di permanenza in campagna. Tra qualche giorno devo tornare a Roma e mi metto in treno alla volta di Genova. Sono a Tortona, stazione intermedia, mancano pochi metri all‘arrivo del treno per Genova, il binario è affollato; e chi vedo? Narcisa! Mi sembra appena uscita da una pozzanghera: è in uno stato di disordine totale. Mi dice concitata: “Ti devo parlare, telefonami appena arrivi. Adesso hai il treno e non c’è tempo, promettimi però una cosa. Promettimi che farai mie cosa, dimmelo che lo farai !“. Non capisco più niente, lei che continua a ripetere “Promettimi che lo farai”, la gente che ci guarda e pensa che siamo scappate da qualche nosocomio, la vergogna mi assale. Lei incalza, imperterrita e incurante delle risatine di chi ci sta intorno.
Taglio, la testa al toro esclamando finalmente: “E va bene, ti prometto che farò questa cosa!!!”, lampo di gioia negli occhi della Narcisa, che mi ficca in una mano un rosario (...“Ma dai, qui davanti a tutta questa gente, che figura! sei diventata scema?") e mi dice: “Il Credo; 7 Padre nostro; 7 Ave Maria; 7 Gloria tutti i giorni per un mese”.
Mi sento quasi mancare, balbetto: “Che cosa????”, ma lei impavida e soddisfatta: “Lo hai promesso”. Il fischio del treno ci separa, mi sembra di uscire da un incito. Narcisa mi fa ciao con la manina e grida:
“Ml racconterai!”; io annuisco e la gente che sale con me mi guarda e ridacchia. Mamma mia che figura!
L'ho promesso, non mi resta che mantenere la promessa, anche se strappata quasi con la forza, e poi Narcisa ha detto che la Madonna in questo mese farà delle grazie particolari a quanti la pregano.
... Passano i giorni, e il mio appuntamento quotidiano prosegue senza dimenticanze, anzi, stranamente diventa “la cosa” che sento di voler fare con più urgenza e impellenza. Non chiedo, non chiedo per me, dico semplicemente le mie preghiere e stop.

Narcisa e io torniamo a Roma, e la vita ci stritola ancora una volta. Lei continua a parlarmi di Medjugorje, che là si prega tanto e non fai fatica!” che là sono tutti buoni, comprensivi e si vogliano bene!”
Passano i giorni e adesso so molte cose su Medjugorje, ho sentito cose che non sapevo neanche potessero mai accadere, ma soprattutto Narcisa, vivo il suo scioccante cambiamento, è “strana”, va a Messa, prega, dice addirittura il rosario e spesso mi trascina dentro a qualche chiesa. Narcisa parte, va via da Roma per 4-5 giorni e io rimango sola in una casa che non amo, con le preoccupazioni incessanti del lavoro, dell’affetto.., mi piomba addosso l'angoscia più nera, una depressione mai toccata: la notte non dormo più, piango. Quattro lunghi giorni di desolazione assoluta: e per la prima volta, veramente la prima volta nella mia vita, mi scopro a pensare seriamente al suicidio.

Proprio io che ho sempre detto dl amare tanto la vita, che ho tanti amici che mi vogliono bene e a cui voglio bene, una madre e un padre che “adorano” la loro unica figlia, voglio sparire, andarmene via da tutto e da tutti... E mentre le lacrime mi rotolano giù dalla faccia sconvolta, mi ricordo a un tratto delle preghiere fatte ogni giorno per tutto il mese, e grido: “Mamma, Mamma Celeste aiutami ti prego, aiutami perché non ce la faccio più, aiutami! aiutami! Aiutami! TI prego!”. Il giorno dopo torna Narcisa: cerco di nascondere in qualche maniera l'avvilimento che è in me, e lei chiacchierando mi dice: “Ma lo sai che qui vicino a Roma c’è un posto che si chiama S. Vittorino?”.

All’indomani pomeriggio , il 25 giugno, sono a S. Vittorino. Li qualcuno ci ha poi detto che c’è Padre Gino, che forse ha le stigmate e che spesso “intercede” anche per delle guarigioni. Rimango colpita dalla figura alta e imponente di Padre Gino. In superficie apparentemente niente è successo, eppure, durante quelle due ore, ho come l'impressione che “qualcosa” si sia cominciato a incrinare, a rompere e ad “aprire” dentro di me.
Ripartiamo con il fermo proposito di tornare al più presto. Dopo una decina dl giorni, il 9 luglio, alle 8 di mattina, varchiamo per la seconda volta, serene e piene di “voglia di qualche cosa", il cancello di N. S. di Fatima.
A questo punto credo che sia giusto e importante dire di me alcune cose: da 15 anni non mi confesso e in questi 15 anni io mi sono buttata “a pesce” in qualunque tipo di avventura e distrazione, tanto che a 19 anni ho conosciuto la droga e compagnie balorde; a 20 (come è difficile dirlo) l’aborto; a 21 sono scappata da casa e sposata (in comune) con “uno” che per due anni mi ha picchiata, oppressa in tutti i modi possibili e immaginabili; a 23, finalmente la decisione di andarmene e tornare a casa e, dopo quattro mesi di esaurimento nervoso, la separazione legale. Poi costretti a fuggire da Genova per le continue minacce del mio ex-marito. Praticamente esiliati!

Credo che sia importante rivelare il tipo di “esperienze” e “sporcizia” che mi portavo dentro fino a quel meraviglioso giorno di giovedì 9 luglio, giorno in cui, sono nata per la seconda volta. Malgrado tutto il male che ho fatto al Signore e alla mia Mamma Celeste, Loro mi hanno voluto così tanto bene. Quando ci penso devo piangere.

Quella mattina mi sono ‘buttata’ dentro il confessionale, credo di esserci rimasta quasi due ore, ero matida di sudore e mai sapevo da che parte cominciare ne come dirlo, erano così tante e gravi le mie colpe! Quando sono uscita, non ci potevo quasi credere che Gesù mi avesse davvero perdonato tutto, ne proprio tutto eppure sentivo dentro di me che sì, era così, era meravigliosamente così. Naturalmente ho avuto mia penitenza lunga, ne mai ho pensato: “E’ troppa”, anzi di giorno in giorno è diventata perfino piacevole. Quel giorno ho ricevuto dopo più di 15 anni la Comunione.
Più tardi Padre Gino ci ha dato la benedizione individuale e i miei occhi si sono incontrati con i suoi. Siano tornate a casa, e io da quella sera stessa mi sentivo libera; l’angoscia, la depressione, l'avvilimento interiore, la disperazione e tutti i miei malumori erano spariti, volatilizzati.
Certo il lavoro ha continuato e continua a darmi problemi, ma adesso è diverso. Pure Il futuro incerto, la mancanza dl soldi e certe delusioni mi abbattevano e mi facevano stare tanto male, ora, pur non avendo vinto nessuna lotteria.., sono serena, tranquilla, non mi arrabbio e infurio più, è come se dentro e intorno a me ci fosse qualcosa di morbido e tenero che attutisce tutto, che addolcisce, che mi fa stare bene, insomma. Sono passati dal 9 luglio 1987 meno di otto mesi, eppure mi sembrano di più. Adesso cerco di fare una vita da vera cristiana, mi confesso tutti i mesi, vado a messa, faccio la Comunione e “parlo” spesso a Gesù e alla Madre Celeste. Spero e desidero diventare sempre più “viva” nella fede e che lo Spirito Santo mi aiuti a migliorare e crescere.
Ripenso sovente a quel giorno, quando Narcisa mi ha detto “Prometti di farlo” e io ho detto “si”; penso alla vergogna che provavo per lei e per me, davanti alla gente che ci guardava sbigottita, e penso invece a come oggi ho voglia di “gridare” al mondo “IO AMO LA MIA MAMMA CELESTE!”.
Ecco, è questa la mia storia, credo che sia una storia simile a tante altre, meravigliosamente simile!
Vorrei andare a Medjugorje per dire grazie alla Mamma che mi ha salvata; grazie perché io non meritavo niente e invece ho ricevuto tutto; grazie per questo regalo, il più bello, di cui io ignoravo perfino l'esistenza!

A Gesù e alla Madre Celeste di Medjugorje!
FONTE

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