domenica 29 marzo 2015

Il Sacro Calice ovvero il "Santo Graal" (Reliquia della Passione di Gesù )



Il calice dell’Ultima Cena, conosciuto anche come il Santo Graal, ha ispirato un’abbondante letteratura nel Medioevo, che poi è stata ripresa con grande forza in questi ultimi vent’anni. Secondo la tradizione britannica, basata sull’opera di Robert de Boron, fu utilizzato da Giuseppe d’Arimatea per raccogliere il sangue di Cristo che uscì dal suo costato per effetto del colpo di lancia inferto da Longino. Giuseppe d’Arimatea l’avrebbe successivamente portato in Inghilterra.

Ci sono molti calici nel mondo che, in un dato momento della storia, hanno vantato di essere il vero Santo Graal, con più o meno fondamento. Fra questi l’unico che ancora rivendica la sua autenticità è il Santo Calice di Valencia, anche perché il supporto documentale degli altri è debole e poco rigoroso. Nel 2008 si è tenuto a Velencia il 1º Congresso Internazionale sul Santo Calice, intitolato ‘Valencia, la città del Santo Graal’. Il Congresso ha anche richiesto che il Santo Calice sia dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Anche la Santa Sede appoggia quest’ipotesi: Giovanni Paolo II lo usò per celebrare la messa nel corso della sua visita a Valencia nel novembre del 1982, così anche Benedetto XVI, nel luglio 2006.


Il calice ipoteticamente utilizzato da Cristo sarebbe una delle tre parti, quella superiore, del calice attuale che è custodito nella cattedrale. sostiene che questo fu portato a Roma da San Pietro, primo papa. Janice Bennet, storiografa e scrittrice cattolica,  afferma che il Sacro Calice fosse di proprietà della famiglia di San Marco evangelista, il quale lo aveva dato a Pietro, che lo usò a Roma per celebrare l’Eucarestia e fu poi conservato e usato dai successivi papi fino a Sisto II. Non abbiamo evidenze che San Marco abbia conosciuto Gesù, ma sappiamo, dagli Atti degli Apostoli, che dopo la resurrezione di Cristo, Marco aveva spesso ospitato gli apostoli nella grande casa della sua famiglia a Gerusalemme, dove anche si rifugiò Pietro appena scappato dalla prigione.

Per salvarlo poi dalla persecuzione dell’imperatore Valeriano, Sisto II lo avrebbe consegnato al diacono Lorenzo, originario della città spagnola di Huesca, nella zona dei Pinerei, che lo inviò alla sua città per mezzo di Precelio, un cristiano spagnolo che si trovava a Roma. Quest’episodio è raccontato nella ‘Vita di San Lorenzo’ scritta da San Donato nel secolo VI. Poi del calice si hanno notizie solo dall’VIII secolo in poi: secondo alcune tradizioni, rimase nascosto per diverso tempo in vari luoghi dei Pirenei per proteggerlo dall’invasione musulmana. Nel secolo XI è presente nel monastero di San Juan de la Peña, sempre in zona pirenaica e da allora in poi sono perfettamente documentate tutte le sue peripezie in territorio spagnolo fino ad arrivare a Valencia nel 1437. Ulteriori studi sono stati promossi per reperire altri dati che confermino che il Santo Calice di Valencia ed il Santo Graal sono la stessa cosa.

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