venerdì 22 maggio 2015

Santa Rita, la Santa degli impossibili, mi ha salvata dall’anoressia


Rita Sberna intervista Rita Salvadori,  una giovane mamma di 2 figli, sposata con Leonardo che vive a Venturina.
La sua storia ha inizio prima che si sposasse. Rita inizia a mettersi a dieta, dopo un amore finito. Da lì ha inizio il suo calvario.
Inizia a stare male, salta i pasti, comincia a pesarsi e a vedere che l’ago della bilancia scendeva sempre più.
Decide di ridurreil cibo in maniera estrema. Nella sua mente iniziò una sorta di finto-benessere.
La mancanza di cibo la porta a diventare bulimica e successivamente anoressica.
Ma la fede l’ha salvata grazie all’intervento di Santa Rita.

Cos’è scattato di anomalo nella tua mente?
Forse il bisogno di controllare qualcosa. Io non riuscivo a controllare più la mia vita e avevo trovato nel cibo una sorta di autocontrollo.
Più riuscivo a stare senza cibo e più mi sentivo forte. I problemi non mi toccavano e io in quel modo stavo bene.
Quando mi pesavo, vedevo che l’ago della bilancia scendeva, e io stavo ancora meglio.

Come si sono accorti i tuoi genitori, del tuo malessere?
All’inizio non se n’erano accorti, perché mi nascondevo mettendomi vestiti larghi e dicevo loro bugie, facendogli credere che avevo mangiato, oppure gli dicevo che mi faceva male lo stomaco.
Dopo un paio di mesi, si sono accorti che c’era qualcosa che non andava e che era cambiato anche il mio umore. Ero sempre nervosa, arrabbiata e piangevo.
Sono diventata bulimica. I miei genitori mi obbligavano a mangiare, così m’ingozzavo di mangiare e subito dopo andavo a vomitare. Sono arrivata a pesare 30 kg. La mia famiglia era disperata.
I tuoi nonni andarono in pellegrinaggio a Cascia, vero?
Si, i miei poveri nonni andarono a Cascia a chiedere a Santa Rita una grazia per me. Io sono nata proprio il giorno di Santa Rita, il 22 maggio.
Lei è la Santa dei casi impossibili, ed il mio caso era una situazione impossibile e disperata.
I miei nonni fecero tutta la scalinata a piedi.
Santa Rita c’ha ottenuto la grazia. Adesso sto bene, ho due bellissimi bimbi e la mia vita è felice. Tutto il resto è solo un brutto ricordo.

Quanto aiuta la fede e la preghiera dei propri cari in queste situazioni?
Contano tanto. Bisogna credere sempre in qualcosa. E’ impossibile non credere a niente. La fede ti da la forza per andare avanti, se credi vai avanti, ma se non credi rimani ferma dove sei.

Nel periodo in cui stavi male, com’era il tuo rapporto con Dio?
All’inizio ero arrabbiata con Lui. Mi chiedevo perché tutte le cose brutte capitavano a me. Nel corso degli anni, ho capito che quella era una prova.
Dio mi aveva messo alla prova, per farmi uscire tutta la forza che era dentro di me, perché io mi vedevo sempre brutta, insignificante e diversa dagli altri.
Lui mi ha fatto capire che sono forte e non ho nulla da invidiare agli altri.

Quanto contano gli affetti e la famiglia in questi casi?
In questi casi, sono le uniche cose che contano. I miei genitori, i miei nonni e soprattutto i miei amici, non mi hanno mai abbandonata, nemmeno nei momenti in cui io non volevo vedere nessuno.
Loro mi sono stati accanto, mi hanno cercato sempre di capire e mi hanno voluto bene per come ero.
Non hanno mai cercato di cambiarmi, nemmeno quando stavo proprio male.

Ti è mai capitato di dare aiuto, dopo che sei guarita, ad altre ragazze che soffrono della tua stessa malattia?
Si mi è capitato. Qui nella mia zona, avevamo un associazione, era un aiuto per la donna. Era un punto di ascolto, per le donne anoressiche, bulimiche, per quelle che hanno subìto violenze. Era proprio un associazione di donne che aiutavano, chi come me, soffriva in silenzio.

Oggi, com’è il tuo rapporto con la fede e con Dio?
Ho un ottimo rapporto. Sarò sempre grata a Lui. Io credo molto in Santa Rita, e le sarò sempre grata. Porto il suo nome, le sue medagliette e di tanto in tanto anche io vado in pellegrinaggio a Cascia.
Quando ho partorito il mio primo bambino, le ho portato in dono, il ciuccio.

Sei stata mai in pellegrinaggio in qualche altro luogo Santo?
No, però spero un giorno di andare a Medjugorje.
Una ragazza conosciuta su facebook, mi ha parlato tanto di questo luogo, poi ho visto molte trasmissioni in televisione che ne parlano e mi piacerebbe andarci.

Come cerchi di trasmettere la fede ai tuoi figli?
Cerco di trasmettergliela, nelle piccole cose quotidiane. Rispettare la natura, gli uomini, aiutare il prossimo. Penso che questa sia la migliore cosa per un bambino.

Adesso che sei guarita, se pensi a come eri prima, hai mai pensato che l’anoressia potesse essere una forte tentazione del maligno?
Si. Era come se avessi avuto due personalità: una buona e una cattiva.
C’era il male che mi circondava. Io disprezzavo la mia vita e me stessa, ed è quello che il maligno ci spinge a fare.
Mentre Dio è amore e ci vuole bene come siamo.
Adesso prego, e cerco di pregare per tutti.

Che messaggio vuoi mandare a tutte quelle persone, che sono vittime della bulimia dell’anoressia?
Vorrei dirgli di non disperare, perché una via d’uscita c’è sempre. Basta volerlo e soprattutto lasciarsi aiutare. Da soli non possono farcela, ma con l’aiuto si può riuscire a vincere e ad uscirne per sempre.
Dobbiamo tirare tutta la forza che abbiamo dentro, perché ognuno di noi è forte.
Ciò che conta è riscoprire tutti gli affetti e la famiglia.
Adesso sono per la seconda volta mamma, basta un sorriso di mio figlio e tutto il resto svanisce. Lo auguro a tutti.
Vorrei anche augurargli di credere sempre in qualcosa, oltre che a se stessi a Dio. Ognuno di noi, deve tenersi stretta la propria fede.

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